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Una buona regolamentazione rafforza la fiducia

Commento
21. Giugno 2024

Una buona regolamentazione rafforza la fiducia tra assicuratori e assicurati. La validità della regolamentazione non si misura in base alla quantità di dettagli. Se la regolamentazione si spinge fin nei minimi dettagli, promuove una mentalità «check­the­box» e una diffusione di responsabilità.

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Ciò comporterebbe una convergenza delle compagnie di assicurazione in termini di organizzazione e strutture. La conseguenza sarebbe una monocultura, che non solo nuoce alla clientela, ma è anche pericolosa perché le sorprese non mancano mai. Se tutti sono impostati allo stesso modo, il rischio di un collasso sistemico è molto più elevato rispetto a una situazione in cui regna la diversità. La diversità è la forma migliore di gestione del rischio. Una buona regolamentazione del settore assicurativo dovrebbe limitarsi alla formulazione di principi generali e lasciare l’attuazione alle compagnie di assicurazione. Tuttavia, deve controllare in modo rigoroso e indipendente, esigere miglioramenti e imporre sanzioni. 

 

Una buona regolamentazione del settore assicurativo dovrebbe limitarsi alla formulazione di principi generali e lasciare l’attuazione alle compagnie di assicurazione.

 

Le banche e le assicurazioni vengono associate entrambe al settore dei servizi finanziari. Questo ha senso nella misura in cui entrambe lavorano con il capitale, ma lo fanno in modo diverso, rispettando la loro attività principale. Per questo motivo, le banche e le assicurazioni sono esposte a rischi diversi e di conseguenza sono regolamentate in modo diverso. Una differenza fondamentale è che nel settore assicurativo non esiste il rischio di una «corsa agli sportelli». È sistemicamente impossibile. 

I crediti di una banca sono vincolati a scadenze fisse. I risparmiatori invece possono ritirare i loro depositi in qualsiasi momento: se lo fanno contemporaneamente c’è il rischio di una «corsa agli sportelli» e la banca esaurisce i soldi. In parole semplici, le banche hanno passività liquide e attività illiquide, mentre gli assicuratori hanno attività liquide e passività illiquide. Questo perché i pagamenti di un’assicurazione sono sempre legati a un caso di sinistro specifico o a un caso di prestazione predefinito. L’assicurato non ha alcuna influenza sul pagamento né può fare in modo che venga versato. In teoria questo rischio esiste però per gli assicuratori vita, se ad esempio gli assicurati annullano contemporaneamente le loro polizze vita e richiedono la restituzione dei loro soldi. Tuttavia, gli assicuratori vita si sono preparati a questa eventualità introducendo importanti limitazioni sui valori di riscatto e sui termini di disdetta. 

 

Una differenza fondamentale è che nel settore assicurativo non esiste il rischio di una «corsa agli sportelli». È sistemicamente impossibile.

 

Questo non significa che gli assicuratori non possano fallire, ma mentre in caso di «corsa agli sportelli» tra le banche incombe anche un «effetto contagio», tra gli assicuratori questo non avviene. Il fallimento di un assicuratore non si ripercuote sugli altri. Se un assicuratore si trova in una situazione precaria, a differenza di quanto accade a una banca in crisi, i tempi a disposizione per il risanamento e l’elaborazione di soluzioni sono molto più lunghi. Gli assicurati possono passare a un concorrente senza subire perdite finanziarie. Da un punto di vista normativo, a questo proposito non è quindi necessario intervenire nel settore assicurativo svizzero. 

Una buona regolamentazione aiuta gli assicuratori a dare il loro contributo alla stabilità. Gli assicuratori rafforzano la resilienza agli shock e alle catastrofi. Generano continuità, che a sua volta genera sicurezza, sia finanziaria sia psicologica. Le ricerche dimostrano che la presenza di assicuratori favorisce la propensione a investire e quindi stimola la crescita economica. Chi investe si assume un rischio e tutti ne beneficiano.