
Niente politica simbolica: secondo Urs Arbter, la regolamentazione deve apportare un chiaro beneficio agli assicurati.
A cosa si pensa quando si legge la parola «piazza finanziaria»? Molti pensano istintivamente alle banche. Il fatto che gli assicuratori privati siano da anni un pilastro stabile e resiliente dell’economia svizzera passa spesso inosservato nell’opinione pubblica. È proprio questo equivoco a segnare il dibattito politico: il settore assicurativo viene puntualmente «sottinteso» e quindi coinvolto in regolamentazioni che in realtà mirano a rischi specifici delle banche. Eppure, i modelli operativi di banche e assicurazioni differiscono in modo sostanziale.
L’attuale regime di vigilanza, specifico per il settore, si è dimostrato valido per gli assicuratori: con una quota di solvibilità media del 246 percento, il settore assicurativo è molto ben capitalizzato. Chi, nonostante questa premessa, chiede ulteriori strumenti di vigilanza, come la competenza di infliggere sanzioni dell’autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari FINMA, promuove una politica simbolica, senza alcun chiaro beneficio per gli assicurati. Tali proposte ignorano i dati del settore e lasciano intuire un problema che in realtà non esiste.
Servirebbe invece ben altro: un’applicazione costante dei mezzi esistenti, una vera proporzionalità e una chiara focalizzazione su quei settori in cui sussistono effettivamente rischi sistemici. Una politica del rischio zero può sembrare politicamente allettante, ma non è né realistica né sensata dal punto di vista economico: genera burocrazia, frena l’innovazione e rafforza ben poco la tutela degli assicurati. La regolamentazione deve puntare sull’efficacia più che sulla portata e sostituire i riflessi politici con un’analisi lucida dei fatti.
L’importanza del senso della misura risulta particolarmente evidente nella sorveglianza degli intermediari. La legge e l’ordinanza distinguono consapevolmente gli intermediari vincolati da quelli non vincolati. Nella prassi di vigilanza, tuttavia, questa differenza sta progressivamente sfumando, poiché vengono richiesti standard pressoché identici. Questo incide sulla libertà organizzativa delle compagnie di assicurazione ed estende, in modo ingiustificato, gli obblighi degli intermediari non vincolati ai rappresentanti vincolati. Particolarmente problematica è la richiesta di controllo della registrazione fino al livello dei broker e dei subintermediari: difficilmente praticabile sul piano amministrativo, giuridicamente discutibile e delicata per la protezione dei dati.
Il settore assicurativo è a favore di una vigilanza forte e riconosciuta a livello internazionale. Tuttavia, la forza non deriva da strumenti sempre nuovi, bensì da priorità chiare, competenza specialistica e una regolamentazione con un sano senso della misura. Solo così la piazza finanziaria svizzera rimane stabile e resiliente.
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