
L’open pension è molto più di un progetto di digitalizzazione. È una misura di politica strutturale che affronta una lacuna cruciale dell’attuale sistema previdenziale: la mancanza di una panoramica della propria copertura finanziaria. Le informazioni rilevanti sono certamente disponibili, ma sono distribuite tra il primo, il secondo e il terzo pilastro, seguono logiche diverse e sono difficili da valutare in modo completo per gli assicurati. Chi comprende la propria previdenza può però agire in modo autoresponsabile e contribuire consapevolmente all’ulteriore sviluppo della propria copertura e del sistema. La trasparenza è quindi il presupposto indispensabile per la responsabilità.
La previdenza è in gran parte obbligatoria, fortemente regolamentata e si basa su promesse di prestazioni a lungo termine. È proprio qui che entra in gioco l’open pension, non come derivato dei modelli di open finance esistenti, ma come approccio indipendente a favore di un sistema improntato sulla politica sociale. Il secondo pilastro costituisce per molti l’elemento centrale, ma allo stesso tempo più complesso, della previdenza. Per questo motivo l’open pension parte proprio dal secondo pilastro, con l’obiettivo di consentire in futuro una soluzione trasversale a tutti i pilastri.
Per il settore ciò significa un ulteriore sviluppo della già avanzata digitalizzazione. I meccanismi digitali di scambio attuali possono essere utilizzati e ulteriormente standardizzati. La protezione dei dati, la sicurezza delle informazioni e la compliance costituiscono il quadro vincolante entro cui si sviluppa una solida standardizzazione dei dati. L’aggregazione delle prestazioni viene uniformata, mentre la loro presentazione avviene in modo decentralizzato tramite i portali previdenziali esistenti. Questo approccio pragmatico rafforza la comparabilità senza limitare la varietà del secondo pilastro.
Si rinuncia consapevolmente a un’archiviazione centralizzata dei dati: la sovranità dei dati resta nelle mani degli istituti di previdenza. Una scelta, questa, che risulta opportuna per la protezione dei dati, prudente a livello politico e lungimirante dal punto di vista tecnologico. Restano possibili diversi gradi di accesso, così come la concorrenza e la differenziazione. Anche la definizione dei contenuti della previdenza rimane di competenza dei partner sociali. L’open pension può essere attuato e ulteriormente sviluppato nell’ambito della legislazione esistente. Un’ulteriore regolamentazione sarebbe invece non solo superflua, ma persino controproducente, poiché ostacolerebbe la capacità innovativa del sistema.
L’open pension risponde alla volontà politica di una maggiore digitalizzazione e trasparenza nel settore finanziario a vantaggio degli assicurati. Una panoramica chiara e coerente dei diritti previdenziali rafforza non solo la pianificazione individuale, ma anche la qualità dei dibattiti politici e l’accettazione delle riforme future. In questo modo l’open pension mostra appieno i suoi vantaggi: le informazioni previdenziali diventano più comprensibili, accessibili e trasversalmente chiare. Le conoscenze previdenziali, oggi frammentate, vengono raggruppate, mentre i rischi e le lacune risultano riconoscibili. Chi comprende la propria situazione previdenziale può gestirla in modo consapevole e contribuire così a foggiare il futuro del sistema. L’open pension è quindi uno strumento volto a rafforzare la fiducia, la responsabilità e la partecipazione.
Oltre ai tre pilastri formali, esiste anche un quarto pilastro informale, ma non per questo meno importante, della previdenza per la vecchiaia: il patto generazionale attuato nella

L’open pension intende offrire agli assicurati un accesso digitale sicuro e standardizzato ai propri dati previdenziali.

Nina Fehr Düsel e Marco Natoli commentano in un’intervista la situazione del settore assicurativo e la reputazione del sistema di milizia.
