
Da alcuni anni si discute a livello nazionale dell’obbligatorietà dell’indennità giornaliera per malattia. Un rapporto del Consiglio federale ha ora mostrato che il sistema attuale funziona. Considerati l’aumento delle assenze per malattia e i costi che ne derivano, l’obbligatorietà non rappresenterebbe una soluzione. Abbiamo invece bisogno di conoscenze scientifiche e del contributo di tutte le parti interessate.

In politica, non di rado l’obbligatorietà sembra essere associata a un senso di sicurezza, ma ciò che oggi funziona su base volontaria e in modo adattato alle esigenze delle aziende non sarà automaticamente migliorato da una soluzione unica obbligatoria. Prima di invocare l’obbligatorietà dell’assicurazione d’indennità giornaliera per malattia, bisognerebbe quindi chiarire almeno i tre punti seguenti:
Mi ha fatto molto piacere che il Consiglio degli Stati abbia fatto esaminare approfonditamente queste questioni prima di occuparsi dell’obbligatorietà. E infatti, il Consiglio federale ha negato sia la necessità che la proporzionalità e ha messo in guardia contro i falsi incentivi che l’obbligatorietà potrebbe comportare nella realtà. Anche io sono convinto che l’obbligo assicurativo comporti un indebolimento del senso di responsabilità.
Nel sistema attuale ogni datore di lavoro è responsabile per il proprio personale. Per quanto riguarda l’indennità giornaliera per malattia, ciò significa anche che deve assumersi la responsabilità per le assenze nella sua azienda. Infatti, con l’aumento del numero di assenze aumenta anche il costo di un’assicurazione d’indennità giornaliera per malattia. In questo modo, ogni datore di lavoro ha automaticamente un incentivo a mantenere i giorni di assenza il più possibile bassi. Inoltre, chi investe nelle prestazioni sociali si posiziona favorevolmente rispetto alla concorrenza per attrarre personale qualificato.
Anche noi, in qualità di assicuratori malattie, abbiamo un grande interesse affinché le persone assicurate con noi rimangano in buona salute. Noi di SWICA investiamo pertanto nella ricerca per comprendere meglio le cause delle assenze per motivi di salute e per definire misure di prevenzione e reinserimento efficaci. Ne beneficiano le lavoratrici e i lavoratori, i datori di lavoro e, in ultima analisi, l’intera società. Allo stesso tempo, in un sistema competitivo e volontario, dobbiamo convincere con una buona offerta.
Attualmente siamo messi a dura prova dall’enorme aumento delle assenze dovute a problemi psichici. In un sistema obbligatorio, i costi in costante aumento verrebbero semplicemente ripartiti tra un grande collettivo. Ogni anno ci si irriterebbe per l’aumento dei premi, ma dal punto di vista politico si rischierebbe un blocco simile a quello dell’assicurazione di base: molte discussioni sulle responsabilità e poca attenzione alle cause reali dell’aumento dei costi.
In assenza di un obbligo, oggi il settore può e deve reagire rapidamente alle nuove sfide, perché dispone del margine di manovra necessario nell’ambito delle basi giuridiche esistenti. Quindi per il 2027 abbiamo trovato una soluzione per cui in futuro nessuna azienda rimarrà senza una soluzione assicurativa involontariamente, anche se oggi questo riguarda solo lo 0,5 per cento di tutte le aziende. Inoltre, studiamo in modo mirato le cause delle assenze dal lavoro per motivi psichici.
Per contrastare l’attuale crescita dei costi, abbiamo bisogno di soluzioni sostenibili che affrontino le cause. Per questo abbiamo bisogno della collaborazione di cliniche specializzate, datori di lavoro, lavoratrici e lavoratori e altre assicurazioni sociali, sempre con l’obiettivo che le persone rimangano in buona salute o possano partecipare il più possibile alla vita lavorativa nonostante le limitazioni di salute.
La richiesta di un’indennità giornaliera per malattia obbligatoria è senz’altro animata da buone intenzioni. Tuttavia, in questo modo si creano obblighi, ma non responsabilità. Sono convinto che le soluzioni più efficaci possano emergere solo quando tutti gli attori si assumono responsabilità comuni.